La Via Lattea – passato e presente musicali nell’estremo sud della Svizzera

 

La Via Latte 11 “E la nave va”

Zeno Gabaglio
«Dio può ringraziare Bach, perché Bach è la prova che Dio esiste». Quando il filosofo Emil Cioran coniò questo aforisma – tanto provocatorio quanto profondo, e per molti assolutamente veritiero – di sicuro non pensava al gioco di significati che la traduzione del cognome «Bach» avrebbe potuto comportate.

Ci ha invece pensato Mario Pagliarani che – delineando l’edizione 2019 de La Via Lattea – ha voluto porre in relazione proprio la più alta e metafisica composizione del genio di Lipsia (L’arte della fuga, BWV 1080) con la traduzione italiana di «Bach», scegliendo di percorrere il «ruscello» più meridionale di tutta la Svizzera.

La Via Lattea 14 “Il camino di Orfeo 2”

L’idea è dunque quella di seguire il corso del fiume Breggia dalla sorgente (sulle pendici del Monte Generoso) alla foce (nel lago di Como) proponendo parallelamente l’esecuzione integrale del capolavoro estremo di Bach accanto a brani di autori contemporanei. Un dialogo inedito fra paesaggio e musica, dove i Contrappunti e i Canoni de L’arte della fuga vengono eseguiti sia su strumenti d’epoca, sia con arrangiamenti contemporanei dalle sonorità singolari – dal quartetto di sassofoni al quartetto di fisarmoniche.

“pellegrinaggio musicale – pellegrinaggio ecologico”

Quella che per uno spettatore ordinario può apparire un’autentica sfida – cioè percorrere a piedi un’intera valle, per di più ascoltando musiche assai particolari – da sedici anni è ormai una desiderata abitudine per chi segue la creazione di Pagliarani, quella Via Lattea fin dall’inizio definita “pellegrinaggio musicale” e poi anche “pellegrinaggio ecologico”, nel senso di una creatività che consiste nel collegare elementi che normalmente vengono considerati separati.


La Via Lattea 14, E la nave va

Mario Pagliarani è conosciuto soprattutto per essere un compositore, ma nel corso degli anni la sua “ordinaria creatività musicale” (quella che si realizza su pentagramma, per intenderci) ha trovato proprio ne La Via Lattea un pendant che sfugge alle normali categorie con cui siamo abituati a riconoscere le opere, cioè gli unici degni frutti del lavoro artistico.

La Via Lattea 12, Macchina per cinguettare

«La Via Lattea è la rappresentazione del mio modo di pensare: più passa il tempo e più mi rendo conto che l’intuizione iniziale – quella di un percorso con stazioni – corrisponde a un mio modo di organizzare le idee. Qualcosa che deve essere iscritto nel mio dna» ha osservato Pagliarani. Ma come funziona dunque l’atto di creazione non già di un brano bensì di una sequenza sonoro-ambientale? «È un gioco di scatole cinesi. La Via Lattea è una composizione, o meglio, una macro-composizione all’interno della quale, di solito, inserisco anche un mio pezzo nuovo. Creo l’habitat ideale in cui collocare anche la mia musica».


La Via Lattea 14, Trailer

E infatti nei cinque movimenti – che si terranno il 21, 22, 27, 28 e 29 settembre 2019 – oltre all’integrale de L’arte della fuga ci sarà anche una nuova creazione di Pagliarani per clavicordo così come diverse altre opere di autori contemporanei, tra cui – in prima esecuzione assoluta – le Variationen über eine stillgelegte Fuge di Mischa Käser e la Fantasia – zum Thema von Bachs Canon per augmentationem in Contrario Motu aus der Kunst der Fuge di Roland Moser (interpretato del Xasax Saxofonquartett).


Roland Moser, Ensemble Phoenix Basel, Eleven sizes – extendes moments II for eight instruments, 2014/14

Ma non di sola musica si tratterà – come abitudine per La Via Lattea – perché accanto ai pellegrini viaggeranno pure il poeta Alberto Nessi (Gran Premio svizzero di letteratura 2016 nonché abitante della Valle di Muggio) e Raimund Rodewald (docente di estetica del paesaggio del Politecnico di Zurigo).
Zeno Gabaglio

Festival La Via Lattea, 16: 21.-29. settembre 2019

neo-profiles: Mario Pagliarani, Roland MoserLa Via Lattea, Marcus Weiss, Xasax Saxofonquartett, Zeno Gabaglio

Out of the box (fuori dagli schemi)

Intervista a Oscar Bianchi, direttore artistico della International Young Composers Academy di “Ticino Musica”.

Out of the box: Bianchi@Musica viva, Monaco di Baviera, maggio 2018 © Astrid Ackermann

Composizioni classiche e formati interdisciplinari, abbinati alla danza costituiscono i capisaldi della terza International Young Composers Academy nell’ambito del festival “Ticino Musica”, mentre Dmitri Kourliandski e l’Ensemble Modern Frankfurt ne garantiscono l’attrattività a livello internazionale.

In questa intervista, Oscar Bianchi approfondisce alcuni aspetti determinanti della Composers Academy.

Oscar, tre anni fa hai assunto la direzione artistica della International Young Composers Academy, succedendo al suo fondatore Mathias Steinauer, quali sono le novità che hai introdotto?

Dal 2018 invitiamo un ensemble di musica contemporanea di alto livello. Inoltre, ogni anno viene approfondito e messo in evidenza un formato diverso. Quest’anno ospiteremo l’Ensemble Modern Frankfurt.

Parlaci di com’è nata la collaborazione con Ensemble Modern e del formato di quest’anno.

Ho già avuto modo di apprezzare l’energia e l’impegno dell’ensemble in passato, grazie ad alcune collaborazioni precedenti, ad esempio, il progetto Connect di Francoforte nel 2016, incentrato sul rapporto tra compositore, ensemble e pubblico.

I membri dell’ensemble possiedono una visione musicale molto chiara, abbinata ad una grande apertura stilistica, ma soprattutto sono curiosi riguardo alle nuove vie ricercate dai giovani compositori.

Ensemble Modern & Bianchi ©Walter Vorjohann

“L’esperienza mi serve da filtro per selezionare i partner giusti”

Le iscrizioni all’Accademia sono avvenute in due categorie ben distinte: brani strumentali e progetti multidisciplinari, per ognuna delle quali ci sarà un concerto. Abbiamo ricevuto oltre 100 candidature ed insieme alla presidentessa della giuria, Olga Neuwirth, sono stati selezionati 14 compositori provenienti da tutto il mondo, Taiwan, Iran, Sud e Nord America, Europa e Sud Africa. Grazie alla collaborazione con il festival TicinoInDanza, questi ultimi avranno l’opportunità di lavorare a contatto con ballerini e coreografi. Si tratta di esperienze che aprono nuove prospettive.

È importante che i compositori pensino “fuori dagli schemi”.

14 compositori non sono pochi. Puoi dirci qualcosa in più riguardo alle dinamiche della collaborazione?

(ride): E non è tutto, ci saranno infatti anche dieci ulteriori partecipanti, in veste di osservatori passivi.

Più di ogni altra cosa si tratta di imbastire un lavoro di gruppo, un processo che arricchisce sia la musica che gli scambi, contrariamente agli approcci competitivi, elitari o volti ad eleggere un vincitore, nei quali non ci identifichiamo. Ci saranno diverse conferenze ed incontri aperti a tutti, per esempio con Dmitri Kourliandski ed altri ospiti come Katharina Rosenberger o Michael Wertmüller.

Comunque è chiaro che una composizione particolarmente ben riuscita rimane nella memoria.

“Si tratta di un progetto collettivo, incentrato sul gruppo piuttosto che su di un’élite.”

Dove si terranno i due concerti?

Il Concerto Classico si svolgerà nel foyer del LAC (Lugano Arte e Cultura), sede di diverse attività artistiche, ma anche luogo di incontro tra autoctoni e turisti. Il concerto multidisciplinare si terrà invece nel Chiostro dei Serviti a Mendrisio, una corte esterna.

Non pensi cha la scelta di Mendrisio possa rivelarsi un po’ rischiosa dal punto di vista dell’affluenza? La scena musicale contemporanea ticinese è piuttosto piccola.

Il concerto farà parte del festival “Musica nel Mendrisiotto”, una manifestazione già affermata, che gode di un interessato pubblico di affezionati. Alla musica saranno inoltre associati elementi visivi ed interazioni con altre forme d’arte, queste caratteristiche rendono la manifestazione adatta ad un pubblico più vasto.

Composers Academy 2018, Mendrisio Museo Vela ©Ticino Musica

Quali sono i progetti futuri ed il potenziale di sviluppo della Composers Academy?

Grazie al sostegno della Art Mentor Foundation Lucerne, abbiamo potuto invitare un ensemble di alto livello, nonché assegnare borse di studio. Il mio sogno sarebbe di essere in grado di offrire la partecipazione all’Accademia gratuitamente, viaggio e alloggio compresi, di modo che tutti abbiano le medesime opportunità. Purtroppo il mondo della musica contemporanea è basato su dei sistemi che generano condizioni di esclusione ed è mio desiderio lottare contro questi meccanismi di discriminazione.

“Condizioni di pari opportunità per la scena musicale contemporanea. Questo sarebbe il mio sogno.”

Intervista di Gabrielle Weber, Berlino – 23.3.19

neo-profilesOscar BianchiEnsemble Modern, Ticino Musica, Mathias Steinauer, Katharina Rosenberger, Michael Wertmüller

Festival Ticino musica, erwähnte Konzerte:
27 Luglio 2019, 18:00, Ticino Musica, Mendriso, Chiostro dei Serviti
28 Luglio 2019,  21:00, Ticino Musica, Lugano, LAC

Kooperation mit:
Musica nel Mendrisiotto, TicinoInDanza